Con l’avvicinarsi della notte più spaventosa dell’anno, Halloween, oggi voglio parlare di mostri.
Ma non di quelli che hanno segni sul volto o lenzuoli bianchi a coprirli, no. Voglio parlare dei mostri che ognuno di noi vive ogni giorno.
Sono dei mostri silenziosi, che si annidano nella nostra testa, subdoli, e non ci fanno dormire, e non ci fanno sperare.
I nostri mostri sono le nostre più grandi paure, le nostre insicurezze, la nostra indecisione. I nostri mostri sono i nostri freni, sono tutte quelle volte che per paura di sbagliare, di non essere all’altezza, di non realizzare davvero qualcosa, abbiamo rinunciato ancor prima di cominciare.
I nostri mostri si annidano sulle nostre spalle quando crediamo di non essere corrisposti, quando allontaniamo gli altri per paura di essere allontanati.
I nostri mostri siamo anche noi quando ci priviamo delle possibilità, quando abbassiamo le tapparelle per non far entrare la luce, quando non rispondiamo a una telefonata di chi ci vuole bene, quando non ascoltiamo, quando non ci facciamo ascoltare.
I nostri mostri siamo noi e questo fa paura.
Fa paura perché è molto più semplice cercare i responsabili della nostra sofferenza fuori di noi ed è molto più difficile invece scoprire che siamo proprio noi che ci limitiamo, che non concediamo agli altri e a noi stessi la nostra parte più bella. Siamo noi che ci mettiamo dei limiti, delle scuse.
E questo succede perché abbiamo paura, paura di sbagliare, di non capire, di fare un passo falso, di essere delusi, perché già tante volte ci è successo.
Io credo che la paura non sia una colpa. È una colpa però non lottare, farsi andare bene le cose perché tanto non c’è possibilità di cambiarle, lasciare il nostro mostro lì, sotto al letto, silente e non andare mai a cacciarlo. Io invece credo che il mostro vada guardato negli occhi.

C’è una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari “La storia infinita” che dice
“E siamo solo mostri
con una grande paura
di trovare un bambino sotto al letto.”
Forse è proprio vero, forse sotto al letto non c’è un mostro, ma un bambino, forse i mostri siamo noi, quando non diamo libero sfogo alla nostra parte bambina. E con bambina non intendo infantile, intendo creativa, pronta ad accogliere le novità, ad imparare, a mettersi in gioco, a sbagliare, a crescere, a sbucciarsi le ginocchia, piangere, rialzarsi e continuare a giocare.
Credo che sia questo quello che ci siamo dimenticati. Che quando si cade ci si può rialzare. Che le ferite si rimarginano, anche se bruciano, e che ci insegnano a camminare. Certamente cadremo ancora, ma non più nello stesso modo, non più nello stesso posto. Quella caduta, quel dolore, fa parte della nostra storia, ed è fondamentale per andare avanti e non commetterlo più. Ciò non vuol dire che non potremmo commetterne di altri, ma saranno sempre nuovi, sempre diversi.
Credo che sia questo il modo per combattere davvero i nostri mostri. Credo che sia così che si fa, trovando la forza dei bambini di rialzarsi dopo una caduta, perché ciò che davvero dovrebbe farci paura, non è cadere, ma smettere di provare a correre.
FIORE
I nostri mostri, difficile guardarli in faccia e andare avanti! Tu lo fai in modo mirabile! Grazie molto bello e illuminante, aiuta a capire .
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Profondo e veritiero, complimenti!!!
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